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Alatri
In alto, su un colle fitto di ulivi, sorge la bella Alatri, una delle più antiche tra le cittadine dei monti Ernici. I fasti dell'antica Aletrium iniziano in età romana, periodo a cui risalgono le mura ciclopiche, una cinta lunga due chilometri, composta da grandiosi massi pietra chiara. Le mura poligonali, uniche nel genere, tolgono il fiato per imponenza e grandiosità. Il camminamento sotto la cinta è delizioso e grande è il contrasto tra la ricca vegetazione alberata e la possanza che emana dalla muraglia. Entro la cinta, come una gemma ben celata, era l'Acropoli, oggi sepolta sotto il Duomo cui si accede da un'ampia scalinata settecentesca come la facciata. L'interno della cattedrale è un concentrato di ricchezze, tra cui spicca la cappella dell'Ostia Incarnata, la Santa Reliquia qui conservata dal 1200. pregevolissimi i frammenti in marmo chiaro con Giona divorato dal mostro e il superbo organo contenuto in una cornice lignea.
Alatri conserva una fisionomia intatta e perfetta di antico borgo medievale, con un centro storico raccolto e ricchissimo di testimonianze, ma vivo e vissuto. Scendendo dall'Acropoli tra viuzze di ciottoli colme di archi trecenteschi e architravi romane, si sbuca nella bellissima piazza di Santa Maria Maggiore, il cuore della città. La piazza è animata, vitale, un concentrato della dolce vitai taliana. Al centro gorgheggia allegra la fontana eretta da Papa Pio IX; di fronte si ammira la dolce facciata settecentesca di Santa Marai degli Scolopi in cui di riconosce l'influsso del Borromini. Ma il vero gioiello della piazza è la grande chiesa di Santa Maria Maggiore dal puro profilo romanico. La facciata a capanna con i tre portali e l'inusuale rosone centrale con nervature marmoree che disegnano un quadrato, spicca delicata e netta contro il cielo azzurro di Ciociaria. Accanto alla chiesa si riconosce il tratto più severo stile medievale nel Palazzo Conti Gentili. Assai prestigiosa è la sede del Museo Civico, alloggiato in Palazzo Gottifredo, una casa torre del XII secolo, mentre risale addirittura al IV secolo la bella Badia di San Sebastiano.
Anagni
La città di Anagni che secondo la leggenda è sorta nella notte dei tempi, fondata dal dio Sautrno, è stata sottomessa dai romani nel 306 a.C. diventando prefettura prima e municipio poi. Divenne così la residenza estiva dell’ Imperatore Marco Aurelio, di Commodo, di Lucio Settimio Severo e di Caracalla. Centro della vita politica internazionale del Medioevo, fu libero comune e nel secolo XIII cadde sotto la signoria dei Caetani. In questo periodo visse una fase di grande splendore e gli fu dato l’appellativo di Città dei Papi, non solo per essere stata la patria di quattro grandi pontefici: Innocenzo III, Gregorio IX, Alessandro IV, Bonifacio VIII; ma anche per essere divenuta residenza ufficiale dei Papi che trovavano in Anagni un sicuro rifugio ed una degna sede del loro mandato. L’episodio per il quale la città risulta più nota è sicuramente che va sotto il nome di “Schiaffo di Anagni”. Secondo la tradizione, nella sala delle Schiacchiere, infatti, papa Bonificio VIII fu aggredito ed oltraggiato da emissari di Filippo IV, re di Francia, condotti da Guglielmo Di Nogarèt, con la complicità di Sciarra Colonna in risposta all’emanazione della bolla “Una Sanctam” con la quale il papa scomunicava il Re. Era il 7 Settembre 1303. Nei giorni a seguire, il popolo di Anagni, levatosi in difesa del pontefice, mise in fuga gli autori dell’oltraggio. La città fu quindi teatro di lotte tra i Colonna, il re di Francia Filippo IV il Bello e il papa Bonifacio VIII. Nel 1798., prese parte ai movimenti giacobini che portarono alla nascita della Repubblica Romana.
Anagni si presenta come una città dalle pittoresche viuzze medioevali, angoli di storia passata, teatro di celebri episodi ricordati anche da –Virgilio e da Dante, Tra i principali luoghi di interesse da visitare troviamo:
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Ferentino
Quiete, silenzio, delizia di ozi agresti, ecco gli attributi di Ferentino già cantati da Orazio nel I secolo a.C. Ancora oggi la pace di questo borgo dove le epoche della storia ci colgono ad agni angolo. Sarà per via delle grandiose mura megalitiche che concorrono per possanza con quelle della vicina Alatri, sarà per la delicata trama medievale del centro storico, o per la posizione elevata della collina, ma a Ferentino si gode di una pace rara, un percorso ideale nei secoli passati, parte delle mura poligonali che risalgono al II secolo a.C., passa ai fasti di Roma Repubblicana nel mercato romano, raro esempio di bottega coperta del I secolo a.C: e poi scorre nei secoli incontrandop il bellissimo duomo romanico del 1100. Prima di accedere ai tesori cittadini, vale la pena percorrere la cinta muraria su cui aprono le nove porte della città, monumentali e variamente rimaneggiate nel corso dei secoli. La più celebre è la Porta Sanguinaria risistemata in età romana e medievale quando l'originale architrave venne sostituito con l'attuale arco a tutto sesto. Vicino alla Porta non bisogna perdere una visita ai resti del Teatro Romano, II secolo d.C., e al monumento di Aulo Quintilio Prisco.
Colpisce al cuore l'eleganza della città quando lo sguardo l'abbraccia tutta: le testimonianze dicono che gli abitanti del passato si ispirassero nella costruzione di Ferentino alla squisita misura delle città greche. Ancora oggi la grandiosità delle mura poligonali, che raccolgono l'abitato, parlano di una grande bellezza urbanistica che arriva al culmine nell'ultimo terrazzamento del colle dove si leva la mole dell'Acropoli. Le mura e l'avancorpo sono manifesto di architettura romana che si apprezza in tutta la sua forza se la si osserva dal lato meridionale. Scendendo dall'Acropoli verso la Porta Sanguinaria, si incrocia una delle più antiche chiese di Ferentino, Santa Maria Maggiore, gioello di architettura romanica e cistercense. Venne edificata verso la metà del 1100 probabilmente dagli stessi maestri che costruirono l'abbazia di Casamari. Semplice e pulita, la facciata a tre portali di cui l mediano adorna di un fregio realizzato con marmo romano. Seguendo nel perimetro ed arrivando nel retro si apprezza la grandiosità del complesso con i rosoni delle facciate laterali e il massiccio campanile poligonale.
Veroli
Da quando era ancora alleata di Roma, Veroli ha fatto molta strada, ma la sua storia la porta ancora sulla propria pelle: si può leggere sulle pietre, percorrendo i vicoli, entrando nelle chiese, ascoltando le numerose leggende sulle sue origini.
In alcuni punti particolari dl suo tessuto urbano, le epoche del passato hanno così abbondantemente lasciato reperti, che si ha percezione della Storia in maniera quasi fisica, nella sua totalità: il romanico convive con il 700, indizi paleocristiani fanno da contraltare ai portali gotici, fortificazioni megalitiche affiorano qua e là sotto la trama minuta dell’edilizia medievale. Tutto appare magicamente confuso, ma tutto è segno tangibile ed attuale, di quello che per Veroli ha rappresentato la Storia.
Tracce delle sue origini pelagiche sono tuttora evidenti nel lungo tratto di cinta muraria della parte alta del paese, mentre testimonianza del prestigio raggiunto durante il felice periodo di alleanza con Roma sono i celeberrimi ‘Fasti Verulani’, frammento di calendario romano del I secolo dopo Cristo, concesso a Veroli per premiare la fedeltà, e visibile ancora oggi in uno degli ambienti medievali più suggestivi della città: il cortile di casa Reali.
Ed è proprio il medioevo una delle epoche più favorevoli per lo sviluppo di Veroli: borgo Santa Croce, borgo San Paolo, il quartiere che dalla Civerta scende giù fino a Largo Arenara, la zona di San Leucio con la Rocca ( dove venne rinchiuso Papa Giovanni XII ) sono splendidi esempi di una situazione storica e culturale che ha prodotto in urbanistica gioielli ambientali di ineguagliata fattura.
La storia, così antica per Veroli e così ricca, è spesso confusa, imprecisa, controversa, mai i segni di tutto il tempo che è passato, da quando i primi Ernici abitarono quello sembrò il loro ‘sasso’ sicuro ad oggi, ci sono ancora tutti; segni di eventi che altrove avrebbero prodotto i loro effetti sulla vera Storia, quella grande, quella che porta cambiamenti nel mondo e di cui Veroli registrava certo un’eco ovattata, stemperata nei fatti quotidiani di una storia minore, meno emozionante, meno concitata, che a raccontarla somiglia più all’aneddoto che alla cronaca ma non per questo meno nobile e meno appassionata.
E’ una storia che spesso non si trova scritta che sul volto degli uomini che la raccontano oggi, i vecchi, quelli che a loro volta l’hanno ascoltata dai loro vecchi: una storia a tratti lacunosa, fatta di episodi e di curiosità, di belle imprese e di momenti incerti, una storia che dopo gli ultimi sconvolgimenti locali del IX secolo, dovuti alla sanguinose devastazioni saracene, registra una sostanziale tranquillità sociale fino ai periodi più recenti.
Le successive guerre, le carestie, il terremoto del 1350, la peste del 1600, non hanno impedito più di tanto che Veroli percorresse fino in fondo il proprio progressivo adeguamento coi tempi.